Sono col Papa e il suo seguito in Piazza Mazzini, diretti verso la casa di papa Wojtyla in Corso Libertà, vicino a Libri&Libri. Il Papa ha la chiave, minuscola, che apre la porticina di compensato nella parete di marmo. Entra, esce. Io non ci credo che lui è il Papa. O almeno, non credo che sia un bravo Papa. Glielo dico, e poi aggiungo che secondo me lui non sa neanche pronunciare "Varsavia". Allora il Papa comincia a sbraitare: -Varsavia! Varsavia! Varsavia! Varsavia!-
Richiude la porta di casa del papa e ci dirigiamo verso l'abitazione di una sarta. L'atelier è a Venezia, su una serie di ponti stretti a cui si accede tramite scale e porte di ferro. -Ormai sono Papa, e devo prendere moglie seriamente. Non posso più continuare a intrattenere una relazione con una sarta- dice il Papa rivolto alla donna. Un uomo del suo seguito mi si avvicina e mi fa vedere un manifesto: tutti gli uomini maggiorenni sono chiamati alle armi nella Terza Guerra Mondiale, Italia contro Austria.
Piango, grido, sono fuori di me, dilaniata, uccisa, i miei amici che moriranno. Voglio andarmene da là, apro la porta di ferro ma fuori è pieno di pattuglie di giovani in divisa, Truppe italiane, austriache, maschi, femmine, tutti bambini e tutti ammassati. Mi perdo nel girone di fucili che diventa una nave di giovani soldatesse austriache. Sono centinaia, troppe. Non faccio caso alla lingua e chiedo se gentilmente possono mostrarmi l'uscita. Non è italiano, non è tedesco, è la lingua che mi esce da dentro senza passare per il filtro dell'avvedutezza. Una donna apre un cancello, ma oltre è buio e non voglio passare di là, ma mia sorella ci sta per entrare, e le grido che no, Barbara, è una trappola, non entrare là, ci vogliono uccidere, a loro non importa niente di noi, corri via, scappa, vieni con me...
La capopattuglia capisce che ho mangiato la foglia, ormai sono tutte dietro di me. Mia sorella ed io corriamo oltre al cancello. Una di loro ci segue, mia sorella entra attraverso una porta piccola e sottile in un bagno cieco. Io sono lenta e resto fuori, la ragazza ha un fucile con una canna chilometrica ed è a pochi metri da me. Spara, ma io sono più veloce, e mi faccio scudo con la calcolatrice. Il proiettile cade per terra, vicino alla ragazza. Entro nel bagno, chiudiamo la porta, presto, e mia sorella mi fa vedere che il soffitto è fragile e che con la calcolatrice possiamo aprire un passaggio.
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