sabato 25 settembre 2010

Sono col Papa e il suo seguito in Piazza Mazzini, diretti verso la casa di papa Wojtyla in Corso Libertà, vicino a Libri&Libri. Il Papa ha la chiave, minuscola, che apre la porticina di compensato nella parete di marmo. Entra, esce. Io non ci credo che lui è il Papa. O almeno, non credo che sia un bravo Papa. Glielo dico, e poi aggiungo che secondo me lui non sa neanche pronunciare "Varsavia". Allora il Papa comincia a sbraitare: -Varsavia! Varsavia! Varsavia! Varsavia!-
E ogni volta è un buco nello stomaco che si allarga, lacerandomi dentro fino ai polmoni che cercano l'aria ma non la trovano più, fino al cuore che non batte perchè non c'è più lui ad ascoltare, fino alla testa che gira come nei sogni migliori. Solo che questo è l'incubo. Ho perso. Il mio istinto di sopravvivenza non mi ha portata a fare quello che avrei dovuto, ma si è cullato nell'illusione fingendo ignoranza dei sentimenti. Quello che avevo da dire l'ho detto tardi, ora mi restano solo ricordi infranti dalla realtà violenta e santa, e la consapevolezza di essere ancora troppo piccola per tante cose.