La tribuna del Carducci quest'anno è direttamente sul palco. Il presentatore premia l'uomo-festival...è Francesco! Lui salta sul palco, è in visibilio, ritira la targa e sparisce. Corro a cercarlo, ma i suoi compagni di scuola non mi sanno dire chi sia, nessuno lo conosce. All'improvviso qualcuno mi solleva e mi bacia. Francesco. Intanto delle ragazze occhialute ci attorniano, perché vogliono che il mio ragazzo le baci sulle guance.
Teatro montato dentro un tendone da circo. Pubblico scarso. Ma il chitarrista sul palco è mio figlio, e suona come il padre. Stravedo per lui, anche se somiglia a Mick Jagger. Una giovane donna con il seno prosperoso e l'aria dolce lo guarda ammirata dalla platea. E' la sua ragazza. Mi piace.
Esco dal teatro, ho ancora vent'anni, inforco una bici troppo piccola per me e pedalo verso casa mia. La casa è abbarbicata su una collina desertica, assolata, e la strada per arrivarci è sterrata e intervallata da quattro cancelli. Cancelli in mezzo al nulla, senza inferriate. Pedalo con pazienza, apro il primo cancello ma già temo di non avere la chiave del secondo; giunta al secondo cancello, scopro di possederla e così via, finché non arrivo a casa. Ad accogliermi c'è mia madre, che ha appena partorito il suo terzo figlio. Il pargolo è una tarantola che occupa metà del soggiorno. E' spaventoso, ma la cecità neonatale mi conforta e riesco a scambiare qualche parola con mia madre. "Perché ha le zampe prensili, mamma?" "Oh, quelle le ha prese dalle sorelle di tuo padre."
Guido io. L'automobile è troppo grande per me, non riesco a controllarla, all'uscita autostradale sbaglio. La strada che prendo porta nella valle, ma una curva mi ricorda un incidente che aveva fatto mio padre in quel punto. Mia sorella guarda fuori dal finestrino ma non sospetta di nulla.